Un nuovo e approfondito studio condotto da un team di ricerca congiunto — che coinvolge istituzioni di prestigio come Columbia University, Vanderbilt e Johns Hopkins — ha rivelato un possibile legame diretto tra ipoacusia e demenza negli anziani. Secondo le analisi, quasi un terzo dei nuovi casi di demenza potrebbe essere associato a una perdita dell’udito diagnosticata con strumenti oggettivi.

Pubblicata sulla rivista JAMA Otolaryngology – Head & Neck Surgery, l’indagine ha analizzato i dati raccolti nell’ambito del progetto ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities Neurocognitive Study), prendendo in esame 2.946 adulti tra i 66 e i 90 anni, residenti in quattro diversi Stati americani. I partecipanti non presentavano sintomi di demenza al momento dell’inizio dello studio. I dati, raccolti tra il 2011 e il 2019, comprendono una valutazione uditiva realizzata tra il 2016 e il 2017, e un successivo monitoraggio delle condizioni cognitive.

Il rischio aumenta con la perdita dell’udito, anche lieve
A differenza di altri studi che si affidano all’autovalutazione soggettiva, i ricercatori hanno utilizzato test audiometrici basati su toni puri per una misurazione accurata dell’udito. La diagnosi di demenza è stata effettuata tramite un algoritmo standardizzato, che ha incluso test neuropsicologici, interviste ai familiari e consultazione delle cartelle cliniche.

I risultati sono chiari: il 66,1% dei partecipanti presentava una perdita uditiva clinicamente significativa. Nel periodo di follow-up, il 9,9% di chi aveva una perdita dell’udito ha sviluppato demenza, contro solo il 4,7% di coloro con udito nella norma.

“I risultati suggeriscono che valutare e trattare l’ipoacusia in età avanzata potrebbe avere un impatto sostanziale sulla salute cognitiva della popolazione,” si legge tra le conclusioni dello studio.

Incidenza della demenza in base alla perdita uditiva

Ecco una sintesi dei risultati chiave emersi dall’analisi:

  • Perdita uditiva oggettiva (audiometria)
    ▸ Associata al 32% dei nuovi casi di demenza (95% CI: 11%–46,5%)
  • Perdita lieve (26–40 dB)
    ▸ Contribuisce al 16,2% dei casi (95% CI: 4,2%–24,2%)
  • Perdita moderata o grave (>40 dB)
    ▸ Responsabile del 16,6% dei casi (95% CI: 3,9%–24,3%)
  • Età ≥75 anni
    ▸ Rischio attribuibile stimato fino al 31%, con un intervallo molto ampio (da -6% a 53%)
  • Donne
    ▸ Frazione attribuibile stimata al 31% (CI: 6%–47%)
  • Partecipanti bianchi
    ▸ Possibile associazione del 28% (CI: -6%–50%)
  • Autovalutazione soggettiva dell’udito
    ▸ Nessuna associazione significativa con la demenza

Il limite dei test soggettivi negli anziani

Lo studio sottolinea un aspetto metodologico spesso sottovalutato: i dati soggettivi raccolti tramite autovalutazione non mostrano una relazione significativa con lo sviluppo della demenza. Il motivo? Gli anziani tendono a sottovalutare i loro deficit uditivi, rendendo questi dati poco attendibili per la ricerca epidemiologica.

“A causa del basso rapporto di rischio, non è stato possibile calcolare una frazione di rischio attribuibile basata su autovalutazione,” specificano i ricercatori.

Questo risultato evidenzia la necessità di implementare screening oggettivi per identificare precocemente i soggetti a rischio.

Serve più attenzione all’udito nella prevenzione della demenza

Il team di ricerca invita a considerare la perdita dell’udito come un potenziale fattore modificabile nella prevenzione della demenza, ma ricorda che lo studio presenta alcuni limiti: la misurazione dell’udito è avvenuta in un solo momento, prima dell’insorgenza della demenza, senza valutare eventuali peggioramenti nel tempo.

Tuttavia, i risultati indicano chiaramente che l’ipoacusia, soprattutto se clinicamente rilevante, potrebbe incidere fortemente sul carico futuro delle patologie cognitive. La prevenzione e il trattamento precoce di questo disturbo – tramite apparecchi acustici, terapia uditiva o interventi educativi – potrebbero ridurre significativamente l’insorgenza della demenza in età avanzata.

Fonte:

JAMA Otolaryngology – Head & Neck Surgery